Il dialetto Scannese

 

Piccolo glossario scannese della legna del bosco e…del pastore

 

( di Pasquale Caranfa)

 

 

 

Secondo una diffusissima leggenda metropolitana nei vari dialetti delle etnie annuit (eschimesi) si hanno molti differenti vocaboli per indicare la neve. In realtà non è così. I 63 differenti modi di definire la neve sono conseguenza del largo uso di suffissi e affissi (non sono sostantivi); e stesso discorso vale per i 108 modi di definire in hawaiano le patate dolci. In Albania i baffi e le sopracciglia si possono chiamare ognuno con 27 diversi nomi. Stimolato da queste curiosità, ero colpito dalla ricchezza del lessico dialettale del bosco scannese. Non so francamente se le vicine località o altre più distanti hanno la stessa caratteristica, ma di certo questa abbondanza è figlia della necessità di velocizzare l’attività dei boscaioli e delle donne che si recavano a raccogliere legna nel bosco. Abbiamo nomi specifici per ogni tipologia di legnatico e per le differenti lavorazioni, oltre che per gli oggetti ricavati dal bosco e utilizzati nella primaria attività economica: la pastorizia.

 

Da anni raccolgo termini, ascoltati casualmente, letti un po’ qua e un po’ la, confrontati con amici boscaioli. Senza alcuna competenza –e chissà con quanti errori- ho prodotto un elenco di 61 sostantivi di materia prima e semilavorati, oltre a 45 oggetti fatti di legno e utilizzati dai pastori. Ora mi sono deciso a pubblicare una prima bozza di raccolta, senza alcuna pretesa di scientificità. Il mio solo scopo è di lasciare una traccia scritta di appunti sparsi, con l’augurio che altri, anziani e non, abbiano voglia di alimentare questo “mini glossario” della legna. A tale scopo ricordo che l’indirizzo di posta elettronica della Foce è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

 

 

 

 

Materia prima

Utensili vari

DESCRIZIONI

 

Bosche

 

Inizio del racconto

Alvere

 

Molte specie arboree sono presenti, ma di gran lunga dominante è il faggio

Ammerza

 

Rinascenza erbosa primaverile

 

Angine

Bastone del pastore, preferibilmente di robusto corniolo lavorato

 

Cacchie

Utensile a forma di forca, usato per bloccare l'animale da mungere

Camastra

 

Catena costruita con pezzi di legno

Canna

 

Misura del legnatico

Cannétta

 

Misura inferiore di legnatico

Cànzele

 

Mazza sottile non lavorata

Capemuzze

 

Base dell'albero tagliato

Carvone

 

Brace non più ardente

Casciélle

 

Ramo secco caduto, nodoso e storto

Catèna

 

Tecnica di costruzione dell'angolo della "serra" di legna tagliata, ad evitare la caduta della catasta

Cène

 

Cenere

Ceppa

 

Rametto secco

Ceppòne

 

Grosso tocco di legna, ancora da spaccare

Ciòccare

 

Piccoli ciocchi di legno sui quali si spacca la legna o la carne da ardere

Cippe

 

Parte finale del rametto (Prov. "Ju cippe cchiù brutte te ceca j'uocchie")

Ciufielle

 

Fischietto di legno integliato dai pastori

Ciuocche

 

Grosso e informe pezzo di legno da ardere, ricavato alla base del tronco tagliato (per la notte di Natale)

 

Corva

Una delle due coste di legno del basto

 

Criste

Croce di legno usata in edilizia

 

Cugne

Cuneo grande per fermare pesi o spaccare grandi tronchi

 

Culléra

Collare di legno per il caprone

 

Cuoppe

Grosso mestolo di legno usato dal caciere

 

Custèra

Palizzata mobile per la mungitura

 

Cuvella

Anello di legno utile a serrare il basto

Falasca

 

Erba non commestibile neppure per gli animali, utilizzata prevalentemente per accendere il fuoco

Fasce

 

Fascio di rami secchi, di frasche, di erba

 

Ferrìzza

Panchetto fatto con gli steli della "fèrula"

 

Frasca

Ramo diritto, utilizzato in agricoltura, quale guida di piante

Fratta

 

Cespuglio fitto, rifugio di animali

 

Frescèlla

Cestello di vimini usato per contenere le ricotte

Fronda

 

Foglia

Frusce

 

Foglie secche adoperate per i giacigli dei pastori

Frùscele

 

Trucioli di resulta dalla lavorazione del legnatico

Fume

 

Esito finale

 

Furcacchie

Palo terminante con una piccola forca

 

Furcecone

Grossa e lunga pertica per appendere al sole per l'essiccazione la "Vescicchia"

 

Furcille

Piccolo palo terminante con forca

 

Furcucce

Forchetta di legno utilizzata per rosolare carne o formaggio sulla brace

 

Haletta

Secchia di legno per il pozzo

 

Halitte

Basso e largo secchio per raccogliere lo scolo del siero

Junge

 

Giunco lacustre

Lambazze

 

Il Verbasco è detto anche “Tasso Barbasso”, che significa “barbato”, con riferimento alla diffusa pelosità di queste piante. Raggiunge i 50 - 200 centimetri d'altezza, con radice a fittone e fusto lanuginoso in tutte le sue parti. Le foglie erano spesso usate dai pastori come carta igienica.

 

Lettèra

Giaciglio di frasche

 

Mandra

Recinto dell'ovile costruito con pali di legno e reti

Mazza

 

Bastone dritto e non lavorato

 

Mazze

Grosso maglio di legno con testa ricurva usato per conficcare nel terreno i pali di sostegno delle reti della mandra

 

Mazzocca

Robusto bastone, con testa sferica, usato per "rompere" la giuncata del formaggio

 

Merca

Marchio di legno per il formaggio fresco e per gli animali

Pajja Oja

 

Paglia lacustre, usata per accendere il fuoco o per costruire piccoli manufatti (impagliatura dei fiaschi ecc…)

 

Palanca

Tavola lavorata e stagionata, utilizzata per le impalcature edili, lunga da tre a quattro metri

Palancone

 

Tronco usato per le "Glorie di san Martino". Il più grande viene donato all'ultima sposa della contrada, in segno di augurio di fertilità

Pale

 

Lungo palo liscio, usato soprattutto nell'antichità per stendere i panni alle finestre

 

Parrocca

Utensile per la lavorazione del formaggio

 

Passone

Grosso e robusto palo conficcato agli angoli della mandra

 

Pezzuche

Paletto che unisce altri due pali più grandi

 

Piàtana

Vassoio rettangolare di faggio utilizzato per mondare i legumi (regalo dei giovani pastorio alle fidanzate)

 

Pièsula

Cavalletto di legno

 

Priezzula

Piccolo sgabello, usato dai bambini (spesso con buco centrale per i bisognini)

Purrazza

 

Erba alta e spessa usata per l'accensione del fuoco

 

Quadrella

Ha la stessa funzione del "Criste" in edilizia, ma qui le croci nella parte superiore sono due

Rama

 

Sull'albero o a terra, ma con foglie verdi

Rame

 

Ancora sull'albero o tagliato a terra, ma senza foglie

 

Rapàzzola

Giaciglio di paletti ricoperto di frasche

 

Recuttale

Cestello per ricotte

Restoccia

 

Terreno appena mietuto

 

Retrangule

Rastrello di legno senza denti per pulire la "mandra" (rifiuti del gregge)

Rumbetore

 

Robusto bastone dalla grossa testa di legno con alette, usato per "rompere la "giuncata"

Ruocchie

 

Intera base del tronco, estratto dal terreno con parte della radice principale

 

Saparchia

                                                                                                                                                                                                   Paletta fortemente concava, di diverso utilizzo (in italiano "sessola")

 

Scànzula

Tavola lavorata e stagionata, utilizzata per le coperture dei tetti

Schiappa

 

Pezzetti di legna di resulta della lavorazione, usati per accendere il fuoco

Schiarica

 

Piccole sezioni del tocco di legna, prodotte con piccole accette per facilitare l'accensione del fuoco

 

Sclocca

Morsa per castrare i montoni, costruita con due piccoli assi di faggio

Scòrzeca

 

Corteccia della legna

Scruppetìlle

 

Sterpi di ginepro, utilizzati per fare fumo

 

Scummarielle

Piccolo mestolo di legno

Secatura

 

Segatura della lavorazione

 

Secchia

Contenitore a forma di tronco di cono, usata per raccogliere il latte della mungitura

Serra

 

Catasta ordinata di legna da segare o già segata

 

Scanzula

Tavola stagionata di faggio, sagomata e lunga 1/1,5 metri, usata per la copertura dei tetti

 

Sponda

A forma di forca, deputata a sorreggere la "lettèra"               ( giaciglio )

Staièlla

 

Grosso pezzo di legno spaccato e irregolare

Staiuole

 

Pezzo di ramo o palo, usato anche per sorreggere le reti della mandra

Stèlla

 

Un terzo di tronco rotondo

Stirpe

 

Rametto secco e contorto

Taccare

 

Bastone con corteccia

Taccariélle

 

Legnetto rotondo segato per la stufa

Tajja

 

Strumento di misura in due pezzi, con maschio e femmina, usato per controllare la paga in natura dei pastori

Tavula

 

Pezzo di legna lavorata, a forma di parallelepipedo, lunga fra uno e due metri

Tavuletta

 

Piccolo pezzo di legno lavorato, non più lungo di 20/30 centimetri

 

Teniélle

Secchia di dimensioni ridotte

Torza

 

Fascina di legna trasportata sulla testa dalle donne, dal bosco in paese

Trunche

 

Tronco dell'albero non tagliato o tronco lungo più di due metri da lavorare

 

Tumbagne

Piano inclinato di legno

Tuocche

 

Pezzo di legna segata, ma ancora da suddividere

Turture

 

Randello, bastone grosso e nodoso

 

Vangucce

Sediolino quadrato

Vezzéna

 

Fuliggine usata anche nell'antichità per la produzione del formaggio dalla scorrza nera

Vrasce

 

Brace ardente, ricoperta la sera di cenere per essere utilizzata di nuovo al mattino

Zafféne

 

Paglie e cespugli usati come esca per accensione

Zeppa

 

Cuneo di legno per spaccare i grossi tronchi

Zerille

 

Pigne usate per l'accensione del fuoco

61

45

106

 

 

Il Dialetto di Scanno:

a cura di: http://www.scuolevalledelsagittario.it

Sul piano linguistico Scanno si differenzia da tutti i centri dell’entroterra abruzzese per un dialetto ricchissimo di vocaboli che spesso risultano di difficile traduzione in lingua.

L’inflessione, la pronuncia hanno delle caratteristiche specifiche che non trovano riscontro in altre zone. In particolare si ravvisa una prevalenza di suoni cupi e della vocale “u” che testimonia come il vernacolo scannese si sia mantenuto molto fedele al latino:

Allucche (adloquor) = grido

Alluche (ad locum) = lì

Ju (illud) = quello

Stu (istud) = codesto

Sono moltissimi gli esempi che si possono citare per confermare questa fedeltà al latino.

Tuttavia Scanno, che faceva parte del Regno di Napoli, ha subito nel passato innumerevoli invasioni (Normanni, Longobardi, Svevi, Aragonesi, Angioini, Asburgo, Borboni) che hanno inciso notevolmente nell’evoluzione linguistica.

D’altro canto il contatto con i paesi della Magna Grecia, determinato dalla transumanza, ha favorito l’ingresso nel vocabolario dialettale di termini di indubbia origine greca:

Carafocce (cheir–foveo) = tasche

Leuma (lalema) = loquacità

Ntruosche (enterecos) = intestino

Spara (sub–baros ) = cercine (di stoffa o di paglia)

Ufane (eu faino) = vanitoso

Uié (uiòs) = figlio

Zito (zugos) = sposo

Sono termini derivati dalla Grecia.

Ma la lingua che più di tutte ha inciso sul vernacolo scannese, sia nella pronuncia che nella terminologia, è il francese, per effetto del lungo periodo della dominazione angioina. Accanto all’articolo determinativo “ju” (il) è frequentissimo l’uso di “le” con la “e” finale muta o vocale indistinta di chiara origine francese. Questa vocale indistinta la ritroviamo nel singolare di molti termini (pane, vine, case…).

Il pronome personale di prima e seconda persona plurale si pronuncia “nu” e “vu” esattamente come i termini francesi. Rinveniamo in molti vocaboli l’uso della “l mouillèe” (famija, fija, paija…). Col tempo il dittongo “au” ha cominciato a pronunciarsi “o”. Peraltro numerosi termini sono di chiara origine francese:

Accattà (acheter)= comprare

Appellà (appeler)= chiamare

Armoire (armoire)= armadio

Cambra (chambre)= camera

Ceracia (cerise)= ciliegia

Ciufielle (sifflet)= fischietto

Gravara (gravier)= detriti

Jemeie (jamais)= non sia mai

Laura (laurier)= alloro

Cocca (coq)= gallo

Maccature (mouchoir)= fazzoletto

Quadrija (quadrille)= ballo

Reveije (reveiller)= svegliare

Ruella (rue)= vicolo

Ruva (rue)= vicolo

Salvietta (serviette)= salvietta

Travaije (travail)= lavoro

Tuletta (toilette)= toletta

Vuccula (boucle)= gancio di ferro

Molti termini dialettali si differenziano completamente dai corrispondenti termini in lingua e non presentano alcuna affinità con essi nella radice o nel tema.

Sono termini “unici” della lingua scannese e, per la maggior parte, sono attinenti alla pastorizia, all’ambiente domestico, al costume, alle tradizioni, all’alimentazione, alla religione, all’architettura.

Attraverso un loro attento esame è possibile cogliere preziose informazioni sulla cultura scannese, comprenderne le caratteristiche e la specificità. In particolare, come è possibile rilevare dagli elenchi che seguono, è stata la cultura agro-silvo-pastorale a dare il massimo contributo alla creazione del patrimonio linguistico.

 

 

 

 

 

 

Voci del mondo agro-silvo-pastorale:

Abbafà = abbeverare

Acquasale = pane bagnato con olio e sale

Aine = agnello

Angene = bastone di legno

Ardeca = ortica

Ballature = attrezzo per l’imballaggio

Batafischie = bastone di legno

Bucche = tascapane

Caccave = grande caldaia

Camarda = pecora vecchia

Camastra = catena di legno

Capemuzze = ceppo

Carusà = tosare

Caruse = luogo per la tosatura

Casciere = pastore che fa il formaggio

Casone = rifugio

Cecora = cicoria

Chioppe = scarponi

Ciallella = verdura di montagna e pane bagnato

Ciavarra = pecora di un anno

Cioccare = ciocco

Cuoppe = grosso mestolo

Cutture = paiuolo – pentola di rame

Fellata = pecora di due anni

Frescella = cestello per il formaggio

Grasciatare = grembiule in pelle per la mungitura

Jacce = stazzo

Jaccule = filimento

Jerva = erba

Mandra = recinto dell’ovile

Massare = dirigente

Mierche = marchio

Morra = branco

Mugneture = recinto per la mungitura

Orape = spinacio selvatico

Paijare = fienile

Panecuotte = pancotto

Pastora = laccio

Piesule = cavalletti di legno

Posta = luogo di sosta

Pulcione = giubba in pelle

Pulone = grande vasca

Quaijata = giuncata

Recuttale = cestello per la ricotta

Rumbeture = attrezzo per rompere il formaggio

Saparchia = grosso cucchiaio

Sarrecchia = falce

Scamazze = pastorello

Scaraiazze = tettoia

Schite = pane senza condimento

Sciuscielle = pane e uova bolliti

Soma = carico

Spunzata = agnellino cotto nel paiuolo

Sterpa = pecora sterile

Strangunera = gambale di pelle

Stuppele = turacciolo

Tragne = secchiello

Trazzera = sentiero per le pecore

Tumbagne = piano di legno per lavorare il formaggio

Uorte = orto

Varda = basto

Veceta = avvicendamento delle colture

Vecicchia = carne essiccata di pecora

Voltarecchia = aratro

Vrigne = mangiatoia per i maiali

Vuccula = gancio di ferro

Vuttare = buttero

Zuppettone = lesso con brodo

Voci dell'abbigliamento, della tintoria, della lana e dell'arte orafa:

Anche l’abbigliamento, soprattutto per l’unicità del costume muliebre, ha contribuito ad arricchire il vernacolo scannese. Il costume, infatti, consta di molteplici elementi , ognuno dei quali ha un suo nome specifico. Peraltro ad esso fanno capo molte attività come l’arte della tintoria e della lana e o la stessa arte orafa caratterizzata dalla produzione di gioielli finalizzati a rendere più attraente e decorato l’abito femminile.

Azzullaije = abbottonare

Cappellitte = copricapo

Carafoccia = tasca della gonna

Cauze = pantaloni

Centrine = cinturino

Cerceije = orecchini

Cerluotte = pantofole

Chezette ferrate = calze ferrate

Cicirchieta = anello

Coppola = berretto

Cummudine = corpetto

Fasciature = fascia di seta

Gammatta = gomitolo

Lappe = lembo

Mandera = manto,grembiule

Ndrappa = panno pregiato

Pedera = bordo inferiore della gonna

Pepusce = pantofole

Presentosa = spilla

Pulcione = giubbotto

Scarsella = tasca

Scherfuore = pantofole

Sciala = cravatta

Scolla = merletto

Spingula = spilla

Strangunere = gambali di pelle

Tocca = pezzo di tela dura

Viulitte = piccolo velo

Zenale = grembiule

Zimba = panno tessuto a mano

Voci riferite ad usi, costumi, tradizioni e ambiente domestico:

Scanno è al centro dell’attenzione di molti studiosi (antropologi, sociologi…) per il ricco patrimonio di usi, costumi e tradizioni antichissime di cui spesso è difficile comprenderne il significato, individuare l’origine.

Era inevitabile che il dialetto risentisse della ricchezza di questo patrimonio arricchito di vocaboli riferiti all’uso domestico.

Abbe = meraviglia

Affedé = promettere fedeltà

Appennesella = serenata

Asena bandasema = fantasma

Cannata = brocca

Cantalone = nenia funebre

Casurielle = salvadanaio

Catenacce = corteo nuziale

Ciappetta = molla

Ciucculattera = caffettiera

Cruvella = macinagrano

Cummite = scampagnata

Cunsuole = consolo

Cuppine = mestolo

Cutture = pentola

Fajenza = stoffa

Fazzatora = tavola per impastare

Fressaura = friggitrice

Furcina = forchetta

Gloria = falo’

Granara = scopa

Mammara = ostetrica

Maniere = mestolo

Mazzamarielle = folletto

Mensale = tovaglia

Mesa = madia

Mesera = maschera

Murtale = mortaio

‘Ncanata = canto dei mietitori

Panarda = matrimonio concordato

Portazecchine = portafoglio

Priezzula = piccola sedia

Pumpunare = fantasma

Puntunera = consolle

Ranocchia = stufa

Rettrella = culla

Sanza = madrina

Sanzane = mediatore

Saparchia = cucchiaio di legno

Sgummarielle = colapasta

Spartenza = partenza

Striella = tavola sottile

Struvulapenne = strofinapanni

Vezzina = fuliggine

Zita = sposa

Zite = sposa

Il paese di Scanno appare agli occhi del visitatore come un piccolo presepe. Le case si addossano l’una all’altra quasi vogliano sostenersi a vicenda o difendersi dai rigori del freddo invernale. Ha un’architettura ricchissima che risente di vari stili architettonici e in particolar modo del barocco. Molte sono le case signorili, i portali, le chiese, le fontane che si armonizzano con le dimore della gente comune. Anche in questo caso si è registrato un influsso sul dialetto scannese che presenta, a tal riguardo, termini di particolare interesse.

Voci dell'Architettura:

Arruoije = orologio

Cambra = camera

Cellarella = piccolo vano

Cemausa = scalinata esterna

Curnone = angolo

Cuttrille = cortile

Fuorchie = porcile

Guccitte = botola

Macerina = muretto a secco

Peteca = bottega

Pingeche = tegola

Purtone = portone

Ruella = vicolo

Paijare = fienile

Saittera = feritoia

Scanafischia = fessura

Spuorte = supporto

Suttana = cantina

Tambelature = soffitto

Vuccula = gancio di ferro

Zucculature = battente

La maggior parte dei vocaboli è, ovviamente, riconducibile ad una tematica specifica. Appartengono al discorrere quotidiano e spesso presentano caratteristiche semantiche di difficile interpretazione.

Molti di essi attengono all’oggettistica ed hanno una loro specificità che potrebbe essere oggetto di accurate indagini etimologiche.

Termini Vari:

A capaballe = sotto

A capammonde = sopra

Abbotta = gonfia

Abbretè = avvolgere

Accattà = comprare

Acchetugnà = malmenare

Acciuccarse = chinarsi

Acciuite = appagato

Addumane = domani

Aerta = alta

Aità = cullare

Alla segreduna = all’improvviso

Allanganate = vinto

Alluccà = urlare

Alluche = là

Ammuccarse = cadere

Andò = dove

Appettata = salita

Apprezzà = scagliare

Ardeca = ortica

Arrecchià = ascoltare

Attidie = pensieri

Azzullaije = abbottonare

Azzuppà = cadere

Bandoni = lamiere di ferro

Candone = gradino

Canna = gola

Cannaruozze = gola

Capà = scegliere – entrare

Capellà = più in là

Carafelle = bolle

Cavuta = buca

Cavutà = bucare

Ceccia = getto d’acqua

Cellarella = sgabuzzino

Celugne = schizzinoso

Cercua = quercia

Chela = parecchi

Chennerine = corde vocali

Chiacchielle = fanfarone

Chiuorte = storto

Chivielle = nessuno

Cialefone = disordinato

Cicceche = pensiero fisso

Cieca = poco

Cieciula = pancia

Cioccare = legna grossa

Ciufielle = fischietto

Ciumme = rialzo

Ciurle = capelli

Cizza = bambina

Costa = salita

Cubbelle = niente

Cucivule = garbato

Cucumaija = ardere senza fiamma

Cummite = scampagnata

Cunucella = rivolo d’acqua

Ecc’afore = qua fuori

Ecc’avendre = qua dentro

Ecche = qua

Ecchiele = occhiali

Entresatta = improvviso

Fatijè = lavorare

Fetarole = galline

Frijluse = freddoloso

Fronna = foglia

Frucetta = strumento di ferro

Fruospe = fiammifero

Frustune = mortificato

Furrune = precipitosamente

Gemeje = giammai

Grascia = abbondanza

Guccetta = botola

Irsene = andarsene

Jamme = andiamo

Jettà la varda = arrabbiarsi

Jozza = rifiuti

Lasca = larga

Leccamusse = schiaffo

Leste = velocemente

Lota = immondizia

Mbonne = bagnare

Mbranato = impacciato

Mpiastre = ragazzo

Mafine = schiaffo

Mammara = ostetrica

Mammocce = ragazzino

Mandemane = questa mattina

Mappene = schiaffo

Massera = sera

Mazzamarielle = folletto

Mazzitte = batacchio

Mesera = maschera

Muccule = muco

Munachelle = fuocherelli

Mundunare = immondezzaio

Munnà = scopare

Munnezza = immondizia

Muzzette = misura di grano

Ndrumiente = nel frattempo

Ngialifà = imbrattare

Nserrà = chiudere

Na’nzegna = poco

Nasca = adorato

Naticchia = asticella di legno

Ndurtielle = oggetto di fantasia

Necciuole = erba commestibile

Nennille = bambino

Nesengluocche = pianta commestibile

Nieste = presto, subito – a sufficienza

Ntarassusiè = non sia mai

Nusca = muschio

Nzulfanite = arrabbiato

Paccute = spesso, doppio

Pallante = sasso levigato

Papambane = papavero

Patana = bernoccolo

Pecchiete = pazzo

Pelleccione = sudata

Pentarella = maculata

Pepetigne = smanie

Pescrè = dopodomani

Pijà = ardere

Pingiche = tegola

Portazecchine = portafoglio

Pumpunare = fantasma

Pute pute = calmo calmo

Quatrà = ragazzo (quattro anni)

Rabboità = fare bufera

Rammure = spegnere

Rasora = rasoio

Rattuocchele = pettegolezzo – discorso

Refana = mucchio di neve

Reija = rabbia

Rende rende = vicino vicino

Restoccia = stoppia

Retrangule = ostacolo

Retrescene = raganella

Riella = righello

Rucetta = lucertola

Sanzane = mediatore

Sarrecchia = falce

Satulle = sazio

Sauze = pianta commestibile che nasce sulle pietre

Scanafischia = fessura

Scapelè = liberare

Scarapingeche = pipistrello

Scengeneta = disordinata

Schiamà = sgolarsi

Schiariche = schiappe

Schiuffà = sbattere violentemente

Scicche = gustoso

Scierte = deviatore d’acqua

Sciuppà = scippare – togliere con violenza

Sciurtà = allontanare – finire

Scoppola = schiaffo

Scorta = finita

Scorzeca = corteccia

Scrierse = allontanarsi, scomparire

Scrujazze = frusta

Scrupetille = cespuglio

Serra = altura

Spartenza = separazione

Spicce = libero

Stemperielle = stinchi

Stramussà = cadere

Strennechè = stendere

Stuppele = turacciolo

Suca = corda

Sulagna = canicola

Suleche = solco

Taccare = bastone

Torza = fascio di legna

Trettechè = agitare

Tuppanara = talpa

Turture = bastone per picchiare

Uaione = ragazzo

Uappe = vanitoso

Uatte uatte = silenzioso

Ufane = vanitoso

Uié = oh Dio!

Vallanza = confidenza

Vanna = parte, luogo

Varichitto = valle chiusa

Vatte = battere

Vava = saliva

Vavarella = acquolina

Ventura = sorte, destino

Veteche = salice

Vrevuttà = borbottare

Vrucecà = mischiare

Vuccalone = ciarlone

Zellose = permaloso

Zeppetta = mento

Zirille = pigne

Zumpà = saltare