Si è sempre benvenuti alla Foce

Si è sempre benvenuti alla Foce - di Amedeo Fusco

Quando scrivi per certe occasioni, quasi sempre ti ritrovi ad attingere da quel formulario di circostanza, che, zeppo di frasi fatte e piene d’enfasi, in fine ti soffoca e ti fa perdere il sapore e il significato ultimo dell’evento. D’altronde è nelle occasioni che si tira fuori dall’armadio l’abito buono, quello della festa, quello che però, quando l’ hai addosso, sa di naftalina.

E’ perciò quasi regola di condotta, per me, evitare ogni rischio: non scrivere, non parlare, per non trovarsi, col senno di poi, come quel sarto di cui si legge in un celebre libro. Sennonché, stavolta, scrivere di un’occasione, come il sessantesimo della Foce, mi fa piacere. Mi mette ad agio, come si è ad agio alle feste di certi amici in cui, vuoi per il legame sincero vuoi per la franchezza del rapporto, ti ritrovi tu a fare gli onori di casa, invece dell’ospite.

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Buon Compleanno

Un editoriale del Direttore Responsabile del Giornale

Buon Compleanno - di Fabio Maiorano

Venuta alla luce tra mille difficoltà, negli anni amari della guerra e in un paese di poche anime arroccato sulle montagne, La Foce rappresenta un autentico fenomeno editoriale, una sfida "miracolosa" che gli scannesi hanno saputo raccogliere, tramandare e tradurre in vanto ed orgoglio.

In sessant'anni di vita, infatti, La Foce ha interpretato speranze e bisogni della comunità scannese, ne ha rispecchiato pregi e difetti, riverberato vizi e virtù, esaltato passioni ed ideali, amplificato urla e sussurri; in sintesi, ha incarnato l'amore per la propria terra e il profondo senso di appartenenza che ogni scannese conserva gelosamente dentro di sé, in ogni angolo del mondo, come un segno distintivo.

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Io e la Foce

Io Scanno e la Foce - di Paolo De Nardis

Avevo da poco superato la trentina ed ero il titolare della cattedra di Storia della sociologia alla “Sapienza”. Correvano gli anni Ottanta in tutta la loro ipocrisia, nello sbrilluccichio subdolo di un’Italia che non esisteva fatta dallo pseudosocialismo dei salotti rosa e dalla iattanza di un potere costruito su tangenti e becero erotismo.

I giovani si iscrivevano in massa all’Università, in massa nella mia Facoltà. Insegnavo una materia fondamentale del primo anno del Corso di laurea in Sociologia. Fiumane di gente a lezione. L’Aula magna affollatissima, centinaia di volti senza volto nel disinteresse totale per gli studi quasi come se l’avesse ordinato il medico di andare all’Università.

Lontano il ’77 con le sue tragedie, lontanissimo il ’68 con le sue speranze e il suo diritto all’Utopia, ancora di là da venire gli anni Novanta, giovane docente dominavo dalla cattedra tutti quei volti senza connotati. La lezione durava poco meno di un’ora con il quarto d’ora accademico. Poi … niente, nessuna reazione, nessuna idea da quell’uditorio tanto numeroso quanto spento.

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I 60 anni de La Foce

Qualche emozionante ricordo

I 60 anni de "La Foce"

Di Ennio Pagliari in occasione dei 60 anni del giornale

La Foce, un miracolo editoriale  - di Ennio Pagliari

Chi avrebbe potuto immaginarlo! Chi dei ragazzi di Scanno, che nell’autunno del 1944, l’indomani della fuga dei tedeschi da Scanno, uscirono festosi in gruppo per le vie del paese, sventolando un foglietto stampato a mano e gridando a tutta voce, tra la sorpresa e la divertita incredulità di chi li vedeva e sentiva, «È uscita La Foce!, comprate La Foce!?» Chi di loro poteva lontanamente immaginare che quel loro giornaletto, da essi stampato quasi per divertimento, sarebbe diventato il corposo e bel giornale che è oggi?

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